martedì 24 marzo 2020

L'amore che non si trova




Se non lo cerchi tra le tue ciabatte,
nell'angolo fondo delle tasche,
oltre il tuo davanzale,
in un filo d’erba o nel sole mattutino,
se non lo cerchi in chi ti fa un sorriso
o in chi vive distratto,
negli occhi dolci d’un bambino
o in quelli fissi di matto,
se non lo cerchi tra le parole
rovinose della notte
o nel silenzio d’un vetro infranto,
non troverai null'altro in te
che il tuo bisogno d’altro.

L’amore che non si trova,
si trova
nel cercarlo.

lunedì 23 marzo 2020

Un cielo d'aerei



Altissimi, altissimi
nell'azzurro assoluto.
Assolati metalli,
luminosi riflessi.
Per prati celesti,
liberi liberati.

Da piccolo, vi avrei
creduto degli angeli:
in una scia
di bianchi coriandoli,
un dono di piume
al vento e agli uccelli.

Ora che credo,
su tutto, ai miei piedi,
a voi la speranza
di vedere i miei cieli.



martedì 17 marzo 2020

All'amore




Tu che deludi ed innamori ogni sempre,
che esisti non essendo
e colori d’arcobaleno i sogni,
più che di me, tutt'altro.
E che, frainteso, m’illudi
e volgi cupo al disincanto,
miele nell'amaro
e miele nel miele, poi,
al sorridere dei giorni.
Rondine che torna per partire
e vive finché vola,
ballo che, fermo,
non t’affatica.
Eppure, non consola.

giovedì 12 marzo 2020

La calma




Volevo comperare due chili di calma.
Ma la calma non va a chili.
Avrei voluto comprarne
per questo tre litri,
oppure, in centimetri,
almeno novanta.
Ma la calma non si compra.
Volevo, pur se poca
o scarna, allora
trovarla per aria
o per preghiera alla santa.
Ma la calma non si vuole.
Non cercandola,
viene lei
e, se t’arrendi,
ce l'hai già.

giovedì 5 marzo 2020

Già so che la penuria





Già so che la penuria
è dolorosa ma vitale,
che la mancanza non è vana
se per essa, nutrito, 
fiorisce il desiderio.
Mi dico che la vita è prigioniera,
coatta ai suoi bisogni,
quando strazia al loro compimento
oppure ne rifiuta l’occasione.
Già so
che si piange e si ride
per la stessa circostanza
e tutto muove e muta
senza conclusione.
Eppure,
cerco ancora distanza,
il punto fisso, l'eterno
dove non rotola il pallone.

martedì 25 febbraio 2020

Ci vogliono dieci milioni di braccia





Ci vogliono dieci milioni di braccia
per cingere l’amore
e non lasciarlo fuggir via.
Mille milioni di parole
perché da malato resista,
e tutta la pioggia del mondo
per dissetarlo, e sopravviva.
Ci vuole la dolcezza del miele
quando l’amore è perduto
e s’ubriaca di lacrime
e s’annega di birra.
Ci vuole un cielo di brezza
per l’amore riavuto,
per l'anima sottile
che piroetta alla vita.
È così, piano piano,
che ogni spigolo arrotonda

ed il giro ricomincia.






lunedì 24 febbraio 2020

Sull'interpretazione dell'arte o viceversa



“Leggo una poesia e sento d’averla capita. La rileggo e capisco che non è così. Di solito alla terza lettura, capisco di non aver capito. E valuto la possibilità di essere scemo.”

Forse per consolazione, forse per difesa, la mente mi guida a suggerimenti nietzschiani. “Non ci sono fatti, solo interpretazioni”.
Nell'Ermeneutica contemporanea le riflessioni a proposito sono profonde, affascinanti quanto varie, e trovano spunti ideali nell'esegesi teologica, nella psicologia e, non di meno, nella fisica quantistica e concretamente, ancor più in là, nella giurisprudenza.

E che questo sia un terreno fertile su cui far crescere l’Arte Attuale, visiva e non, appare evidente anche ai profani.

Il dibattito critico “autorevole” a riguardo, sostenuto da eminenti personalità della cultura artistica, giunge a livelli di luminosa genialità interpretativa, ma, purtroppo, toccando spesso ambiti economico-politici sospetti, aggiunge alla già aleatoria veridicità degli interventi, il dubbio della loro insincerità.

Seppur tu possa spiegare con acume un’opera, se poi la vendi, ai miei occhi puoi apparire un procacciatore d’affari. Se celebri un artista affermato per partito politico, peggio ancora: servitore di due padroni.

Come che sia, volando rasoterra perché qui interessa, trovo curiose le discordi interpretazioni della stessa opera d’arte al variare dei commentatori e al variare del tempo. La mia attenzione, soprattutto di natura psicologica e sociale, trova occasione utile nelle arti visive e nella poesia lirica d’oggi.
Avendo l’opportunità di seguire vari commenti a proposito, in libere manifestazioni, incontri alla pari, convegni e siti web dedicati, resto ulteriormente sorpreso di come la frettolosità di pensiero, l’urgenza del dire, cifra del nostro tempo, influenzi la capacità interpretativa. E come questa, al presente, rischi semplicemente di far parlare d’altro. I fatti sembrano diventati le reiterate narrazioni su fatti presi a pretesto (le opere d’arte) e le interpretazioni (come questa mia) i nuovi fatti per successive narrazioni. Il ciclo che chiude, innesca un moto perpetuo. Del chiacchiericcio pettegolo. Più che dall'ignoranza dell’ermeneuta, il limite sembra correlato alla poca consapevolezza dell’impazienza espressiva, soprattutto se accompagnata da esigenze di protagonismo narcisistico. Nel mondo dei social, chi ascolta se tutti parlano? A tali condizioni, pur nella massima liceità, la Critica d’Arte attuale appare una cacofonia corale in un paese di sordi.

Qualcuno suggerisce allora che l’Arte vada solo avvicinata. Non capita, sentita. Di pancia. Con buona “Ragione”?

martedì 18 febbraio 2020

Un piccolo fiore




Ad ogni primavera mi ritrovo a commuovermi. 
Per un piccolo fiorellino purpureo che compare quando l’aria è ancora fredda e che non m’aspetto d’incontrare. Se ne sta lì, in un appartato angolo di mondo, insignificante per grandezza e profumo, e d’improvviso mi riempie gli occhi, di sé e di lacrime, mentre io continuo, più e più volte, a chiedermi come sia possibile tanta bellezza. E dove prima albergasse e perché.

Al primo caldo, il fiore è ancora lì e la bellezza no. Rivedo la stessa corolla, la ricordo uguale, ma la bellezza no. Cos'è stato a rendere opaca la luce ed indifferente tanta grazia?

Può essere che la Bellezza non appartenga alle cose, vive od inanimate che siano, e risulti piuttosto legata allo sguardo dell’Io, alla sua intenzione, al suo gioco di relazioni e connessioni emotive. Al significato loro attribuibile.
Ma al primo caldo il fiore è lo stesso, l’Io (quasi) il medesimo e la Bellezza no.
Pur guardandolo, riguardandolo con intenzione, volontà ed attenzione, il fiore comunque, prima o poi, viene a noia. E l’incanto è rotto.
“Il segreto della Bellezza allora – mi dico - probabilmente abita il flusso del cambiamento, cavalca il moto continuo degli eventi e quel conseguente turbamento interpretativo rispetto allo stato nuovo che ha per nome sorpresa e poi stupore e meraviglia”.
Bisognerà aspettare la novità di un coloratissimo fiore estivo perché la Bellezza, con il suo inevitabile sbalordimento, possa ritornare ad entusiasmare l’anima. Oppure basterà il tempo a logorare il ricordo e a portare a consumo la noia accumulata. O nuova la cosa o poca la memoria.

Ad ogni primavera mi ritrovo a commuovermi. 
E dopo essere stato dimenticato, il fiorellino purpureo ridiventa meraviglioso.

Va da sé che i fioristi vendono cloni d’incroci nuovi. Esotici, strani e belli.


venerdì 14 febbraio 2020

L'Arte intrigante




A trovartelo di fronte, l’improvviso spavento ti ghiaccerebbe. 
“Ma il Minotauro è uno scherzo della mente, un relitto psichico. Il Minotauro non è mai esistito.”
In verità esiste ancora: nel proprio nome, nella sua storia letteraria, nelle opere relative al suo mito e in tutte le considerazioni psicologiche inerenti al suo significato archetipico. Per la psicologia analitica il Minotauro è un simbolo. Unione d’inconscio e conscio. In esso una parte pulsionale, emotiva ed inconsapevole dell’animo umano ha trovato forma, manifestazione e sistemazione.
Possiamo parlare del Minotauro perché qualcuno, anticamente, lo ha descritto, disegnato e collocato in luoghi e tempo. Questo qualcuno ora potremmo chiamarlo Surrealista, Favolista, Sceneggiatore od altro. Certo è che l’Immaginazione umana, da subito, ha dovuto incarnarsi in artisti pittori, scrittori e scultori per tradursi in materia concreta, in opera ed in Storia.
C’è un’Arte perciò che funge da cerniera tra l’enigma oscuro dell’animo e l’epifania della luce cosciente, una capacità rappresentativa di quel che è solo preavvertito, l’abilità di dare voce all'afasia. Un’arte che non insegue la realtà, che non intende essere mimesi della stessa, ma atto generativo e fondamento culturale umano. Una ricerca continua di senso, una sfida all'ignoto e una costante tensione al superamento. Turbolenta e laboriosa. Un’Arte intrigante.