Si alza il sole, si alzano le nubi,
si alzano le vette, gli alberi,
le cime e le forre,
tutto s’espande, in alto risorge,
e le ali non servono
a chi si scopre d’esser vivo.
Si alza il sole, si alzano le nubi,
si alzano le vette, gli alberi,
le cime e le forre,
tutto s’espande, in alto risorge,
e le ali non servono
a chi si scopre d’esser vivo.
Pur di essere amato
ti sei fatto piccolo,
ti sei fatto grande,
sei rimasto zitto, muto,
sospeso, loquace,
amando anche tu,
amando di più
quello che solo speravi.
Per questo, quel nome improprio:
Amore,
t’incatena, delizia
e soprattutto ti manca.
La pala sul soffitto
da tempo non conta
i giri fatti, gli agosti trascorsi
a guardare me,
i sudori lasciati ai miei peli,
fatti colla sul letto.
Ruota con un leggero lamento,
quasi d’asino per la soma,
per la fatica al suo vento
e non dice quel ch’io dico per lei:
il caldo d’agosto ci doma, sorella,
l’estate ci annoia,
ogni ora non ha un posto.
Se già ti chiedi cosa serva
un piattino sulla tazza,
un herpes sulla bocca,
quale che sia l’unico eterno
acceso d’ogni galassia,
il segno vivo dell’attimo
che un attimo ti lascia,
già t’avvicini, t’avvicini:
se il senso della vita non è folle
non è sempre una risposta.
È porsi, continua, una domanda.
Tra le cose belle del mondo
preferisco quelle che ho,
che non sono tutte
e che so di perdere.
Se anche non fossero,
per questo, sarebbero.
Cose preziose.
A differenza d’un libro,
quando sfogli la vita
fino all’ultima riga,
e da ingordo leggi
pure le note, i refusi,
la data di stampa,
e, ancora, riesamini il prezzo,
riguardi la dedica,
la tiratura, la carta ingiallita,
sai di una pagina dopo,
quella che il libro non ha.
Qualunque essa sia
in essa è scritto il tuo sogno.
E nessuno lo sa.