Le nubi non hanno le ali.
Senza sforzo, stanno leggere
tra il sole e la tempesta,
sapendo di svanire,
sapendo di rinascere
in un codice eterno.
Le nubi non hanno le ali.
Le hanno date a me
quando ho sperato d’esser cielo.
Le nubi non hanno le ali.
Senza sforzo, stanno leggere
tra il sole e la tempesta,
sapendo di svanire,
sapendo di rinascere
in un codice eterno.
Le nubi non hanno le ali.
Le hanno date a me
quando ho sperato d’esser cielo.
Più in là della soglia,
alle parole resta il mistero,
lo sconosciuto impero delle cose
che la poesia creativa
cerca d’intendere.
Ma altre volte, invero,
al suo dire estremo
resta ultimo il fine
di non farsi capire,
vanesia voglia d’un Io
d’esser boria sublime.
Non so perché un milione di follower
insegua un camaleonte digitale,
con la lingua lunga di chi è senza verità
e pronuncia bolle di sapone di un credo vuoto.
Per il suo trasformare il milione in miliardi,
gli umani in robot e il potere in plauso
gli diventerò ostile, sarò il suo opposto.
Pur se l’albatros caduto non ha più cieli
e sbatte contro i satelliti in volo,
il suo coraggio non è morto.