Quello che non sapevo dell’amore
l’ho capito agitando un dito,
indicando la luna,
strizzando forte gli occhi
imprecando all'infinito:
l’amore non si conosce mai.
Anche quando non c’è,
lo si prova.
Sarà per un’inconsapevole memoria, un’ancestrale
esperienza della Madre e del suo infinito prodigarsi; sarà per il ricordo che
al proprio piangere si era consolati, per la propria fame si era nutriti; sarà
perché una prodiga credenza celeste ci ha convinti d’esser degni d’amore o sarà
perché, da giovani, qualcuno ci ha lusingato nel volerci, a sceglierci, forse anche
a desiderarci. Qualcosa sarà accaduto se al pensiero di quel passato
corrisponde ora l’idea d’averlo perso, se l’anima punge e tutto appare corroso
dal disincanto. Crescere significa: indossare un ruvido e freddo abito stoico
ed ammettere che l’Amore non può e non deve esistere? Non accettare la perdita
e compensarla con improbabili succedanei sentimentali?