venerdì 27 marzo 2020
martedì 24 marzo 2020
L'amore che non si trova
Se non lo cerchi tra le tue ciabatte,
nell'angolo fondo delle tasche,
oltre il tuo davanzale,
in un filo d’erba o nel sole mattutino,
se non lo cerchi in chi ti fa un sorriso
o in chi vive distratto,
negli occhi dolci d’un bambino
o in quelli fissi di matto,
se non lo cerchi tra le parole
rovinose della notte
o nel silenzio d’un vetro infranto,
non troverai null'altro in te
che il tuo bisogno d’altro.
L’amore che non si trova,
si trova
nel cercarlo.
lunedì 23 marzo 2020
Un cielo d'aerei
Altissimi, altissimi
nell'azzurro assoluto.
Assolati metalli,
luminosi riflessi.
Per prati celesti,
liberi liberati.
Da piccolo, vi avrei
creduto degli angeli:
in una scia
di bianchi coriandoli,
un dono di piume
al vento e agli uccelli.
Ora che credo,
su tutto, ai miei piedi,
a voi la speranza
di vedere i miei cieli.
domenica 22 marzo 2020
martedì 17 marzo 2020
All'amore
Tu che
deludi ed innamori ogni sempre,
che esisti
non essendo
e colori
d’arcobaleno i sogni,
più che di
me, tutt'altro.
E che,
frainteso, m’illudi
e volgi cupo al disincanto,
miele
nell'amaro
e miele
nel miele, poi,
al
sorridere dei giorni.
Rondine
che torna per partire
e vive
finché vola,
ballo che,
fermo,
non
t’affatica.
Eppure, non
consola.
giovedì 12 marzo 2020
La calma
Volevo
comperare due chili di calma.
Ma la
calma non va a chili.
Avrei voluto
comprarne
per questo
tre litri,
oppure, in
centimetri,
almeno
novanta.
Ma la
calma non si compra.
Volevo, pur se poca
o scarna, allora
trovarla
per aria
o per preghiera
alla santa.
Ma la
calma non si vuole.
Non cercandola,
viene lei
e, se t’arrendi,
ce l'hai già.
venerdì 6 marzo 2020
giovedì 5 marzo 2020
Già so che la penuria
Già so che la penuria
è dolorosa ma vitale,
che la mancanza non è vana
se per essa, nutrito,
fiorisce il desiderio.
fiorisce il desiderio.
Mi dico che la vita è prigioniera,
coatta ai suoi bisogni,
quando strazia al loro compimento
oppure ne rifiuta l’occasione.
Già so
che si piange e si ride
per la stessa circostanza
e tutto muove e muta
senza conclusione.
Eppure,
cerco ancora distanza,
il punto fisso, l'eterno
dove non rotola il pallone.
martedì 25 febbraio 2020
Ci vogliono dieci milioni di braccia
Ci vogliono dieci milioni di braccia
per cingere l’amore
e non lasciarlo fuggir via.
Mille milioni di parole
perché da malato resista,
e tutta la pioggia del mondo
per dissetarlo, e sopravviva.
Ci vuole la dolcezza del miele
quando l’amore è perduto
e s’ubriaca di
lacrime
e s’annega di birra.
Ci vuole un cielo di brezza
per l’amore riavuto,
per l'anima sottile
per l'anima sottile
che piroetta alla vita.
È così, piano piano,
che ogni spigolo arrotonda
ed il giro ricomincia.
lunedì 24 febbraio 2020
Sull'interpretazione dell'arte o viceversa
“Leggo una poesia e sento d’averla capita. La
rileggo e capisco che non è così. Di solito alla terza lettura,
capisco di non aver capito. E valuto la possibilità di essere scemo.”
Forse per consolazione, forse per difesa, la mente mi guida
a suggerimenti nietzschiani. “Non ci sono fatti, solo
interpretazioni”.
Nell'Ermeneutica contemporanea le riflessioni a
proposito sono profonde, affascinanti quanto varie, e trovano spunti ideali
nell'esegesi teologica, nella psicologia e, non di meno, nella fisica
quantistica e concretamente, ancor più in là, nella giurisprudenza.
E che questo sia un terreno fertile su cui far
crescere l’Arte Attuale, visiva e non, appare evidente anche ai profani.
Il dibattito critico “autorevole” a riguardo, sostenuto
da eminenti personalità della cultura artistica, giunge a livelli di luminosa
genialità interpretativa, ma, purtroppo, toccando spesso ambiti
economico-politici sospetti, aggiunge alla già aleatoria veridicità degli
interventi, il dubbio della loro insincerità.
Seppur tu possa spiegare con acume un’opera, se poi la
vendi, ai miei occhi puoi apparire un procacciatore d’affari. Se celebri un
artista affermato per partito politico, peggio ancora: servitore di due
padroni.
Come che sia, volando rasoterra perché qui interessa,
trovo curiose le discordi interpretazioni della stessa opera d’arte al variare
dei commentatori e al variare del tempo. La mia attenzione, soprattutto di
natura psicologica e sociale, trova occasione utile nelle arti visive e nella
poesia lirica d’oggi.
Avendo l’opportunità di seguire vari commenti a
proposito, in libere manifestazioni, incontri alla pari, convegni e siti web
dedicati, resto ulteriormente sorpreso di come la frettolosità di pensiero, l’urgenza
del dire, cifra del nostro tempo, influenzi la capacità interpretativa. E come
questa, al presente, rischi semplicemente di far parlare d’altro. I fatti sembrano
diventati le reiterate narrazioni su fatti presi a pretesto (le opere d’arte) e
le interpretazioni (come questa mia) i nuovi fatti per successive narrazioni.
Il ciclo che chiude, innesca un moto perpetuo. Del chiacchiericcio pettegolo.
Più che dall'ignoranza dell’ermeneuta, il limite sembra correlato alla poca
consapevolezza dell’impazienza espressiva, soprattutto se accompagnata da
esigenze di protagonismo narcisistico. Nel mondo dei social, chi ascolta
se tutti parlano? A tali condizioni, pur nella massima liceità, la Critica
d’Arte attuale appare una cacofonia corale in un paese di sordi.
Qualcuno suggerisce allora che l’Arte vada solo avvicinata.
Non capita, sentita. Di pancia. Con buona “Ragione”?
martedì 18 febbraio 2020
Un piccolo fiore
Per un piccolo fiorellino purpureo che compare quando l’aria è ancora fredda e che non m’aspetto d’incontrare. Se ne sta lì, in un appartato angolo di mondo, insignificante per grandezza e profumo, e d’improvviso mi riempie gli occhi, di sé e di lacrime, mentre io continuo, più e più volte, a chiedermi come sia possibile tanta bellezza. E dove prima albergasse e perché.
Al primo caldo, il fiore è ancora lì e la bellezza no.
Rivedo la stessa corolla, la ricordo uguale, ma la bellezza no. Cos'è stato a
rendere opaca la luce ed indifferente tanta grazia?
Può essere che la Bellezza non appartenga alle cose,
vive od inanimate che siano, e risulti piuttosto legata allo sguardo dell’Io, alla
sua intenzione, al suo gioco di relazioni e connessioni emotive. Al significato
loro attribuibile.
Ma al primo caldo il fiore è lo stesso, l’Io (quasi)
il medesimo e la Bellezza no.
Pur guardandolo, riguardandolo con intenzione, volontà
ed attenzione, il fiore comunque, prima o poi, viene a noia. E l’incanto è
rotto.
“Il segreto della Bellezza allora – mi dico - probabilmente
abita il flusso del cambiamento, cavalca il moto continuo degli eventi e quel
conseguente turbamento interpretativo rispetto allo stato nuovo che ha per nome
sorpresa e poi stupore e meraviglia”.
Bisognerà aspettare la novità di un coloratissimo
fiore estivo perché la Bellezza, con il suo inevitabile sbalordimento, possa ritornare
ad entusiasmare l’anima. Oppure basterà il tempo a logorare il ricordo e a portare
a consumo la noia accumulata. O nuova la cosa o poca la memoria.
Ad ogni primavera mi ritrovo a commuovermi.
E dopo
essere stato dimenticato, il fiorellino purpureo ridiventa meraviglioso.
Va da sé che i fioristi vendono cloni d’incroci nuovi. Esotici, strani e belli.
Va da sé che i fioristi vendono cloni d’incroci nuovi. Esotici, strani e belli.
venerdì 14 febbraio 2020
L'Arte intrigante
“Ma il Minotauro è uno scherzo della mente, un
relitto psichico. Il Minotauro non è mai esistito.”
In verità esiste ancora: nel
proprio nome, nella sua storia letteraria, nelle opere relative al suo mito e in
tutte le considerazioni psicologiche inerenti al suo significato archetipico.
Per la psicologia analitica il Minotauro è un simbolo. Unione d’inconscio e
conscio. In esso una parte pulsionale, emotiva ed inconsapevole dell’animo
umano ha trovato forma, manifestazione e sistemazione.
Possiamo parlare del
Minotauro perché qualcuno, anticamente, lo ha descritto, disegnato e collocato
in luoghi e tempo. Questo qualcuno ora potremmo chiamarlo Surrealista,
Favolista, Sceneggiatore od altro. Certo è che l’Immaginazione umana,
da subito, ha dovuto incarnarsi in artisti pittori, scrittori e scultori per
tradursi in materia concreta, in opera ed in Storia.
C’è un’Arte perciò che
funge da cerniera tra l’enigma oscuro dell’animo e l’epifania della luce
cosciente, una capacità rappresentativa di quel che è solo preavvertito,
l’abilità di dare voce all'afasia. Un’arte che non insegue la realtà, che non
intende essere mimesi della stessa, ma atto generativo e fondamento culturale
umano. Una ricerca continua di senso, una sfida all'ignoto e una costante
tensione al superamento. Turbolenta e laboriosa. Un’Arte intrigante.
Iscriviti a:
Post (Atom)



