venerdì 21 febbraio 2025

Lettera a un poeta

 

Ora che la vanagloria

è ben piegata e posta

tra canotte e calzini,

la primavera mi ricorda

che vivrò una volta sola.

Per questo fiuto l’aria

e provo amore

anche tra sassi, merde di cane

e ogni anima sincera.

Lascio in silenzio la carta e il lapis

che tenevo a cuore.

Tu tieniti i premi, i diplomi,

le foto coi potenti per cui scrivi.

Io riprendo l’onore d’esser uomo.

mercoledì 12 febbraio 2025

La nebbia tardiva

 

Quel po’ di nebbia infine,

non ha saputo stare.

S’era seduto sulla pianura,

com’è suo modo fare,

pensando d’esser bene,

confidando d’ accudire

i pioppi scarni, le foglie marce,

le creature infreddolite e affamate.

Invece al suo partire,

un sole, pur timido e distante,

è sembrato poter dire

quel che a tutti era già chiaro:

chi tronfio s’invita

amaro riparte,

chi troppo si crede,

più che utile, diventa irrilevante.

giovedì 23 gennaio 2025

In età ferita

 

Ora il ginocchio scrocchia.

 A vent’anni, quand’era silente,

era emblema d’assenza e salute,

così come l’amore,

che c’era ed era, incosciente,

per grazia ricevuta,

luminoso e presente.

Ora, anche l’amore scricchia

per usura e per danno,

eppure, la cura e il sostegno

gli leniscono l’affanno.

È così che s’impara:

come la fatica e il dolore

costruiscano un senso

e possano offrire il valore

che le cose gratuite,

spesso, non hanno.

 

martedì 21 gennaio 2025

Ora so che non ce n'è

 

Ora so che non ce n’è:

che la lingua s’è fatta secca,

finta e via via inaridita,

che le parole si son fatte sciocche

per il mondo semplice di oggi

che semplice non è.

Ora so che i poeti s’arrenderanno,

orneranno di blablà il passato

e abiteranno comodi

i libri d’ una riserva indiana.

Cosicché ogni canto

testimoni versi miseri come

“ora so che non ce n’è”

nel conforto codardo

del “così fan tutti”.

martedì 31 dicembre 2024

Ho sognato di non sognare più

 

 

Ho sognato di non sognare più

e subito il prato è diventato cemento

e gli amici di sempre: solo amici

o amici per niente.

Ho sognato di non sognare più

e il cielo è sceso più in basso

e l’illusione s’è fatta evidente.

Ma è ancora un sognare.

Per questo i sogni non sono veri,

sono soltanto sinceri.

 

sabato 30 novembre 2024

La madre triste

 

 

Quello che cercavo nei tuoi occhi,

cadeva dai tuoi occhi

come una luce spenta,

dalle palpebre alla bocca,

dall’equatore al polo.

Era allora che cercavo d’aiutarti

come sanno i più sciocchi:

col sorriso e l’ironia,

eppoi con il fare perfetto

di chi non esiste,

non sbaglia e non difetta mai.

Ora so che il dolore umano

è troppo per tutti

e anche i figli non possono

e i bimbi ancor meno.

E solo il tempo è un porto,

un frustolo di cielo sereno.

 

giovedì 14 novembre 2024

La casa senza porte

 

 

Nella casa senza porte,

a volte gioisce chi entra,

a volte gioisce chi esce.

Ma tutti sanno di vivere.

venerdì 25 ottobre 2024

La noia

 

 

Il tempo frena.

Nel silenzio agostano provo ad aspettare

che almeno l’aria mi traversi le narici,

che la saliva scenda in bocca,

che una nuvola compaia nel cielo sereno.

Come faccia il cuore

a battere ancora

per tanto nulla

è un miracolo che non mi spiego

e per questo amo davvero.

Se la noia ha un tempo

spero non sia l’eterno.


venerdì 27 settembre 2024

Il caro sepolcro

 

 

 

Sono stato ad aspettarvi

con le mani in tasca,

seduto sullo scalino d’entrata,

sul divano di casa,

steso a letto a sudare,

non capendo d’esser partito

anch’io con voi,

per altra strada, quella

che imbianca i capelli,

raggrinza la pelle e offre

la fatica di vivere

al poter respirare.

Nel caro sepolcro, da anni,

la vostra età è uguale a sé stessa  

e il silenzio ha un fiato immutabile,

una pace senza lacrime.

Qui, un vecchio bambino tremante,

invece, ancora vi piange.

martedì 24 settembre 2024

La trottola vecchia

 

 

Ancora gira,

malgrado qualche macchia di ruggine

le abbia rubato lo smalto

e qualche cigolio di latta

le rallenti il cuore.

Ancora gira,

anche se, ben più grave,

il problema irrisolto

è sapere dove va.

mercoledì 4 settembre 2024

Il bosco malato

 

 

Ti cammino dentro e ti chiedo scusa,

già che scricchioli secco,

tra le chiome a terra, perse

come dopo una chemio,

senza resine e fiori,

senza fiato, solo senza.

Tu, che parlavi ai poeti

attraverso il silenzio,

e ora vivi in stridori di ruspa,

potendo solo morire.

“In me restano i ricordi

e l’incanto dei tuoi ritmi”,

e questo mi consola

quando so di soffrire.

Ma in anima

sei stato la mia pace,

la dolcezza di vivere.