Se vuoi colorare la vita
senza i suoi colori,
evita gli indelebili,
le mezze tinte senza nome.
La gioia non abita
la vernice finale,
ma soltanto il colore
del continuo provare.
Se vuoi colorare la vita
senza i suoi colori,
evita gli indelebili,
le mezze tinte senza nome.
La gioia non abita
la vernice finale,
ma soltanto il colore
del continuo provare.
La felicità s’innamora di poco
e invano la cerchi per mare
o sulle cime dei monti.
Negli ori dei fiumi
o negli argenti di luna.
La felicità s’innamora di poco,
ma in quel poco non è piccina.
A volte basta un attimo
e una mattina…
Già compaiono in strada le maschere
e nell’aria piroettano coriandoli.
Qualcuno li fotografa cangianti
nel turbinio dei colori,
qualcun altro li ritrae nel fango,
intrisi d’acqua e appiccicosi.
Ma i coriandoli veri
si trovan solo dopo mesi:
nel risvolto che non sapevi,
nella scarpa che non mettevi.
D’improvviso,
come la vita che attendi.
C’è un tempo breve, più breve ancora,
in cui sulla battigia l’onda
non avanza, né si ritira,
un attimo eterno e sospeso
in cui l’aereo tocca terra,
la foglia lascia l’albero.
Un secondo reso un secolo
in cui il dentista esclama: “Fatto!”,
il medico: “Sei guarito!”.
C’è un tempo breve
per chiudere le palpebre,
per far nascere le lacrime,
dove un amico perso dice:
“Toh, guarda chi si vede!”
Quel tempo si chiama: “Ora!”
oppure solo: “presente”
ed in esso scopri che
non esiste il bene, non esiste il male.
È lì che il pensiero s’arrende:
la vita si colora di nulla
e si scolora di niente.
E la tenerezza che avverti
ha per nome
Pace.
L’inizio dell’ultimo giorno dell’anno
serba un tempo stonato:
l’intrigo dell’atteso futuro,
la ruggine del tempo andato,
speranza di nuovi arrivi,
rimpianto d’aver vissuto.
L’inizio dell’ultimo giorno dell’anno
è dunque un tempo senza presente:
il caffelatte che sa già di spumante,
il gusto del dolce divenuto fiele.
Il tempio dell’assente.
Sarà perché un buio sottile
residua ancora in pieno sole,
che ci diamo la mano.
Sarà perché la pioggia non maschera
tutte le lacrime umane,
che ci teniamo stretti.
Così, anche l’uomo,
lupo per gli uomini,
in fondo morde per fame.
E ulula, solo, sui tetti
che la fame è d’amore.
Va da sé
che ogni abbaglio
trova, dopo, un nome,
che ogni errore, dopo,
tiene in sé il perdono
e che ogni odio, dopo,
muta in voglia d’amore.
Si sa, ci vuole tempo:
è sempre presto per capire.
E sempre tardi
per tornar indietro.
Se tu mi prendessi la mano
senza dovere,
se mi tenessi per mano
per scaldarmi il cuore
e toccarmi l’anima,
potrei capire ancora
che solo a due mani
si balla il silenzio.
E che il regalo più bello
è senza parole.