Solo scrivendo d’amore,
d’un amore comodo:
solo così i poeti son letti
e il verso lodato.
Solo così l’amore puro
più che oro,
è ferro ottonato.
Solo scrivendo d’amore,
d’un amore comodo:
solo così i poeti son letti
e il verso lodato.
Solo così l’amore puro
più che oro,
è ferro ottonato.
Se fosse stato per incuria,
per una colpa commessa,
fosse stato per distrazione
o per mancata dedizione,
la vita che ti ha tradito
ti avrebbe tradito per giustizia.
Come a dire “se mi hai sprecata,
ogni pretesa è ormai vana!”.
Eppure, fosse stato diverso,
ugualmente il cielo
continuerebbe a dar tempesta,
la minestra a farsi fredda
e chi hai voluto
a non volerti più.
Se fosse stato per solerzia,
per impegno profuso,
fosse stato per passione
o per credo indiscusso,
la vita che ti ha premiato
ti avrebbe premiato per giustizia.
Come a dire “se mi hai onorata,
la scelta va ricambiata!”.
Eppure, fosse stato diverso,
ugualmente il cielo
continuerebbe a star sereno,
il pane a profumare
e chi non t’ha trovato
a cercarti di più.
Come vedi,
la giustizia non è un accadimento.
Resta un ideale umano e, forse,
un più probabile sentimento.
Forse solo il caso
non ci ha fatto incontrare.
E dire che mi stavi vicino
mentre cercavo altrove,
che eri raggio di luna
mentre guardavo il sole.
Forse solo il caso
- un destino cattivo,
suggerisce una voce –
non ci ha fatto incontrare,
e mi cruccio di saperti
e non poterti mai:
m’incroci veloce
nelle vie del cuore
e di sfuggita riesco a sbirciarti,
ma a trovarti, mai.
Eppure, qualcosa di te resta
se posso piangere di nostalgia
il tuo profumo, l’idea che esisti.
Mentre, indifferente, scorre la vita,
io, senza di te, inutilmente.
coi piedi prudenti d’età
e sei oltre e al di
là
del tutto possibile,
della facile ingenuità.
Speranza, che quieto
porto sicuro diventi
quando il mare flagella
e, d’improvviso,
per scherzo o per sogno,
per incancellabile bisogno,
la cupa realtà rimuta.
Così, in te, per te,
ogni sciagura
può farsi un po’ bella
e ridare alla vita,
se non la sua stella,
il faro perduto
della sua dignità.
Non basterà un titolo
e nemmeno una poesia.
Non basteranno gli occhi
e il sorriso del mondo.
Per un desiderio eterno
posso quel che posso.
Dispongo di poco,
quel poco che scrivo.
Chissà dove sarà quel che non potevo:
per mari, per valli,
in sorrisi mai incontrati!?
Chissà dove sarà quello che ho perduto:
per cime, per strade,
in case oramai di altri!?
Chissà quando sarà la vita che cercavo!?
Per essere infelice:
non ora,
non mia,
non qui.
Tra echi estivi di falciatrici,
motoseghe e idropulitrici,
qua e là voli di zanzare,
il camion dei surgelati
e, rari e tirati,
falsi “buongiorno”.
Un altro minuto è trascorso senza di te,
oggi che ogni raggio di sole s’oscura
e ogni cinguettio si fa muto.
L’estate sembra un gelato sciolto,
lasciato per partire di fretta
e, senza di te, ogni bandiera tace,
tutto il mare scolora,
ogni cresta dell’onda s’arresta,
ogni nave, lontano, s’affonda.
Mentre un altro minuto è trascorso.
Senza di te.
Mi è caduto il sole tra le mani
e non so più cosa sia.
Assomiglia più a un fuoco che lessa
piuttosto che a una fiamma che strina.
Meglio era quando, alto, sfuggiva.
E donava lusinghe,
speranze e meraviglia.
che maligni e oscuri complotti
minaccino le armonie ideali.
Rifletti, ascoltando tutti.
Può essere che
fantasie e giudizi strani
siano virtù e vizi umani,
ragion per cui, ogni credenza
adempia un’utilità:
così, se una stramba teoria
aggiunge agli stupidi nuova stupidità
è perché agli stessi dona
una possibile tranquillità.
Rispettala, rispettando chiunque.
Tu che cerchi, invece, d’imparare
quanto precario sia il sapere,
conoscerai, oltre la tua,
altre cento, mille ottuse falsità.
E con esse
la sorpresa d’esser uomo
e il privilegio d’una mezza verità.
Quando la primavera teneva colori d’arlecchino,
suoni di campane e melodie di cardellino,
portavo gli occhi sgranati, stupidi e stupiti,
sulle rive dei fossi,
al confine dei prati, sui rami d’albicocco.
Ora, invece,
indosso occhiali firmati e denti nuovi:
ora che il sole d’aprile
romba grigio nel mio sguardo
e il cemento fiorisce.
Da vecchi si fa così: si trema
sul confine del mondo,
fingendo di averlo.
Nessuno sapendo
cosa sia, e cosa sia stata,
una primavera.
.