La bellezza ti dona e ti toglie. T’avvantaggia e ti
limita. Lo sospettano le Dive avviate alle rughe della prima maturità: accade
spesso che ogni percorso inizialmente facilitato dall’avvenenza proceda con la
sua contropartita. Rallenta l’evoluzione personale, allontana la stabilità
emotiva.
Può esistere relazione tra Bello-sano e sempliciotto-banale?
Tra brutto-sgraziato e talentuoso-geniale?
L’ipotesi risente d’un pregiudizio condiviso, ma resta
di fatto indimostrabile. La bellezza, comunque, sembra essere così transitoria
e precaria da offrire opportunità a chiunque, sia avendola che non. Le crisi estetiche
sono per tutti e quelle anticipate regalano saggezze inattese.
E non si creda che la Bellezza dell’arte sia diversa, eterna
a priori, intramontabile, che non sottostia ai cicli storici dell’oblio e del
ritorno. Quello che resta più stabile sembra essere l’occhio interiore che la
contempla, inteso come sguardo che la scopre, consapevole della complessità del
contesto e, meglio, della sua relatività. Ma a tal punto, come un gioco famoso,
si torna alla partenza e la domanda resta: per raggiungere questo traguardo
dello spirito, la bellezza iniziale - qualunque essa sia - facilita o limita?
Ironicamente, ricordo spesso a me stesso il fatti
non foste a vivere come bruti. Amo la speranza. Non mi sorprende l’inganno.