Va da sé
che ogni abbaglio
trova, dopo, un nome,
che ogni errore, dopo,
tiene in sé il perdono
e che ogni odio, dopo,
muta in voglia d’amore.
Si sa, ci vuole tempo:
è sempre presto per capire.
E sempre tardi
per tornar indietro.
Va da sé
che ogni abbaglio
trova, dopo, un nome,
che ogni errore, dopo,
tiene in sé il perdono
e che ogni odio, dopo,
muta in voglia d’amore.
Si sa, ci vuole tempo:
è sempre presto per capire.
E sempre tardi
per tornar indietro.
Se tu mi prendessi la mano
senza dovere,
se mi tenessi per mano
per scaldarmi il cuore
e toccarmi l’anima,
potrei capire ancora
che solo a due mani
si balla il silenzio.
E che il regalo più bello
è senza parole.
Non basterà una poesia
a risanare la bua,
la pomatina dei versi
a ricucire lo strappo.
Lo sciroppo che cura
si chiama
“Altra vita”.
La sua casa
tiene braccia aperte,
muri senza porte,
luce senza ombre.
La sua casa
non ha gradini sulle scale
e in lei non si sale
e in lei non si scende.
Nella sua casa si sta,
si è
e si è accolti
per come si è.
Naufraghi o re,
santi o corsari.
Nella sua casa
si può essere umani,
giusti o ingiusti,
imperdonabili perdonati.
La casa dell’anima
vive in te
ogni qualvolta ti ami
senza se, senza ma.
Non cercarla altrove
se già la abiti.
Per quanto buio s’intravveda,
anche stasera le Tre Cime svetteranno,
Venezia non affonderà,
il chiasso sfinito sussurrerà.
La poltrona di casa
non smetterà d’essere comoda,
lo sbadiglio si farà fondo.
Di festa
alla muta gioia della quiete.
I sogni sono svaniti.
Se ne stanno crocefissi
lungo il viale degli esposti
a ricordarmi quanto male
sanno fare le illusioni.
E quanto amaro
sia il viverne senza.
Così cerco l’amore:
col lanternino in pieno sole.
Per sentirmi operoso,
per credermi vivo
e non ammettere che,
se l’amore esistesse,
saprebbe lui corrermi incontro.
Per non capire, così non fosse,
d’essere l’ultimo patetico.
Fu così che non ne potemmo più:
di sentir parlare i poeti come avvocati
al tribunale letterario,
degli artisti venditori
al mercato dei social
e di noi stessi, uguali a loro,
e in più lamentosi.
Fu così che non ne potemmo più
e continuammo a essere ipocriti.
Tutte le poesie nascono con le radici,
i versi più belli come gemme in fiore.
Poi spesso la terra secca,
le potature fanno male.
Ma il ramo che rimane
vale l’albero secolare.
Custode della bellezza
per chi lo vuole amare.
Se intorno al mondo
non ci sono che fischi,
sibili, stridori,
cigolii di motori,
dentro l'animo, se ascolti,
alberga un respiro lieve,
un battito gentile
e, ancor più in fondo,
il rumore silenzioso
di chi ti vuole bene.