Come un treno locale
d’eterne soste
e mille crisi,
partenze e attese
stampate e sbiadite,
come stille sui vetri
sempre più lacrimose,
cose fuggite nuove
e ritornate le stesse.
Oggi e domani,
e ancora ancora
sino all’annuncio
che anche il treno s’è rotto.
Cosicché, chi vuole,
per sconforto cammini
oppure nascosto si dia,
pur finto, già morto.
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