Che frulli, frulli
nella testa degli uomini
e che assomigli a un ritornello,
all’illusione cantata,
- o all’ultimo grido -
di chi s’aggrappa
al solito ramo tagliato,
che sembri il patto invocato
da chi, per non gelare,
si scalda le unghie nella neve
pregando la vita d’esistere:
da tempo si sa, frulla e frulla,
e da tempo se ne discute.
La verità è l’elisir miracoloso
necessario a vivere
che non è mai in sé:
a volte diventa speranza
che la gravità perduri,
altre volte esige che uno sputo
sia un possibile mare.
E ritorna,
cantando nella storia
per sentirsi sempre più vera.
Forse.